TENTATIVI DI SINODALITÀ: IL PROGETTO “SEME DI VENTO”

Tre Uffici CEI che tentano vie di dialogo, di confronto, di comunicazione. È questo, probabilmente, il primo risultato ottenuto dall’Uff. Catechistico Naz., dal Serv. Naz. per la Past. Giovanile e dall’Uff. Naz. di Pastorale per la Famiglia che, insieme, hanno ideato e realizzato un nuovo progetto destinato agli adolescenti, “Seme diVento”. Un lavoro di sinergia che oggi prende corpo, ma la cui gestazione è stata lunga e non esente da difficoltà. «Alcuni anni fa le Commissioni episcopali che si occupano di catechesi, famiglia e giovani, diedero mandato agli Uffici CEI di lavorare sul tempo della mistagogia e sull’età dell’adolescenza. Il processo che stiamo inaugurando nasce da quel mandato e vuole essere un grande lavoro di semina per gli adolescenti e le loro famiglie. È un’impresa comune a cui facciamo appello per tutte le realtà ecclesiali che abitano ogni territorio: le parrocchie e gli oratori, le associazioni che le animano, i movimenti e tutte le realtà legate alla vita consacrata», così si legge sul sito del Serv. Naz. per la Past. Giovanile. Lunedì 12 luglio, è stato presentato il Progetto, a cui si è potuto partecipare in diretta streaming anche da casa. Diversi gli interventi di prestigiose figure attente al mondo degli adolescenti. Il primo è stato proposto da Nando Pagnoncelli, sondaggista, che ha presentato un’indagine Ipsos sugli adolescenti fatta ad hoc, da cui, tra gli altri risultati, emergono la necessità della Chiesa di recuperare possibilità di incontro con i ragazzi, attraverso figure educative significative e l’urgenza di immaginare nuove prospettive di annuncio che trovino, nel linguaggio o nei linguaggi giovanili, i maggiori canali comunicativi da utilizzare per pro-vocarli.
Il secondo intervento è stato offerto da Pierpaolo Triani, docente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, che ha suggerito alcune linee pedagogiche utili a comprendere il mondo degli adolescenti. Ancora oggi, si evince, vengono offerte agli educatori numerose possibilità di dialogo con gli adolescenti, a motivo della brama che essi hanno di voler conoscere, progettare, inventare situazioni dove sentirsi protagonisti. Ai formatori l’onere di cercare opportunità per accompagnare i ragazzi, in una fascia d’età di transito, a comprendere i propri carismi e a ideare modalità per poterli sempre più valorizzare.
Nell’ultima parte della presentazione, infine, la parola è stata data ai tre Direttori degli Uffici CEI che hanno contribuito a presentare le dimensioni pastorali del progetto a partire dalla prospettiva di lavoro di competenza.

Punti di forza
Il primo è stato accennato all’inizio: la ricerca di uno stile sinodale. La parola “sinodo” e l’aggettivo “sinodale” sono state quelle maggiormente utilizzate, anche in alcuni documenti ecclesiali, negli ultimi anni. La difficoltà maggiore, si sa, è tentare di trasformare la teoria in linee operative apprezzabili. L’intenzione positiva di tre Uffici Pastorali della CEI di porsi in “modalità sinodale” va salutata felicemente, non solo perché si è concretamente definita in un Progetto a cui le diocesi e le parrocchie potranno attingere, ma soprattutto perché hanno saputo vincere la tentazione lasciarsi scoraggiare dalle distanze e dalle legittime diversità di pensiero.
L’altro importante risultato è rappresentato dal Progetto stesso. Si tratta, di fatto, di una proposta catechistico-educativa che vuole accompagnare gli adolescenti e le loro famiglie durante tutto il corso dell’anno liturgico; una serie di schede, sia per il tempo ordinario che per i tempi forti, contenenti spunti e domande di riflessione adatti all’età dei destinatari. Inoltre, sembra interessante il coinvolgimento della famiglia dell’adolescente perché l’educazione alla fede non sembri un tentativo escludente le altre figure di riferimento dell’adolescente, su tutte quelle genitoriali.

Punti di domanda
Sottoporre una proposta ad una critica costruttiva significa contribuire ad alimentare la riflessione su di essa, soprattutto se si ha l’umiltà di proporre semplicemente dei punti di domanda che vorrebbero solo aprire ulteriori possibilità di approfondimenti.

1) Quali adolescenti si raggiungono attraverso questo progetto? Come ogni progetto catechistico-educativo, inevitabilmente, anche questo rischia di presentare una “doppia faccia”: se, da un lato, si presenta come una proposta innovativa nel metodo, dall’altro appare ancora una volta adeguato ad un’azione pastorale “ad intra” più che “ad extra”, realizzabile fondamentalmente in quelle comunità o associazioni giovanili che hanno la tendenza ad accompagnare il gruppetto di ragazzi, più o meno ristretto, che continua a frequentare l’ambiente parrocchiale. Una sorta di “pastorale di contenimento”, per intenderci. È sicuramente una proposta valida e apprezzabile, come si scriveva in precedenza, purché non attenui gli sforzi, già di per sé moderati, di imprimere alla pastorale parrocchiale uno stile missionario.

2) Quali sono le famiglie degli adolescenti a cui il progetto si rivolge? I numeri sono pressoché impressionanti: un discreto numero degli adolescenti che frequentano le nostre parrocchie sono, ormai, figli di separati o divorziati. Qual è la proposta per costoro? Il progetto prevede, durante il percorso, il coinvolgimento delle figure genitoriali dei ragazzi. Tuttavia, di fronte a situazioni familiari difficili, quali iniziative pensare per minimizzare il senso di disagio dei figli e provare a coinvolgere, per quanto possibile, i genitori che vivono problematiche di coppia?

3) Come si pone il progetto rispetto agli orientamenti delle altre associazioni cattoliche? Il progetto è rivolto a tutti coloro che hanno a cuore l’interesse e l’educazione alla fede degli adolescenti. Tuttavia ci si potrebbe chiedere: quali scelte compiere se, nella stessa comunità parrocchiali, sono già presenti associazioni cattoliche (AGESCI, Azione Cattolica, ecc.) che seguono il progetto educativo proprio? Quali scelte è possibile operare perché non si creino complicate “competizioni” tra gruppi? Quali opportunità valorizzare per una reciproca integrazione?

Oggi, a motivo di una situazione socio-culturale complesso e diversificato territorialmente, nessuno, ovviamente, può pretendere di avere la soluzione migliore per un’azione pastorale vincente. Il Papa ricorda spesso che, oggi più che mai, siamo chiamati ad avviare processi che, per definizione, non permettono di prevedere scelte compiute e determinate. L’emorragia dei ragazzi in corso, che in larga parte abbandonato la comunità ecclesiale proprio a partire dall’età dell’adolescenza, sembra progressivamente aumentare. Il nuovo progetto “Seme diVento” potrebbe rappresentare un primo tentativo per invertire la rotta.

Lascia un commento