La prospettiva catechistica nel ministero pastorale di Mons. Beniamino Depalma negli anni dell’episcopato nolano (I)

LA PROSPETTIVA CATECHISTICA NEL MINISTERO PASTORALE DI MONS. BENIAMINO DEPALMA NEGLI ANNI DELL'EPISCOPATO NOLANO (I)

Mons. Beniamino Depalma

Giunto alla guida della diocesi di Nola (NA) il 16 ottobre 1999, Mons. Beniamino Depalma, attuale vescovo emerito, si è mostrato fin da subito attento osservatore della realtà e scrupoloso interprete dell’azione dello Spirito nella complessità della società contemporanea.
Nella sua prima lettera pastorale,[1] egli accenna alle “insidie” che potrebbero mettere a rischio la speranza cristiana. «Anzitutto l’insidia del secolarismo»:[2] egli denuncia come questa «mentalità che tutto riduce al tempo terrestre si sta estendendo sempre più anche nel nostro territorio»[3]. Ad essa si aggiunge quella del materialismo che «tutto riduce allo spessore corporeo e biologico dell’esistenza, eclissando o negando i valori dello spirito».[4] Senza cedere nella tentazione della rassegnazione, Mons. Depalma decide di impostare tutta l’azione pastorale del suo ministero episcopale all’insegna del dialogo con tutte le agenzie educative del territorio che pongono la promozione della persona come priorità assoluta di ogni intervento e nella revisione della configurazione pastorale degli Organi diocesani: «talvolta, anche il nostro retaggio culturale e la nostra pur nobile tradizione potrebbero indurci a ritenere autosufficienti le nostre precedenti visioni del mondo, eclissando l’esigenza del confronto  costante con il senso della Croce di Cristo, soprattutto in epoca di pluralismo di visioni e di complessità culturale»[5]. Il cambio del paradigma ermeneutico invocato dal Pastore nolano investe, evidentemente, l’ambito pastorale e catechetico in cui si realizza concretamente l’azione della comunità ecclesiale. Ad essa Depalma non vuole destinare sbrigativamente norme o direttive “calate dall’alto”, considerata l’epoca attuale in cui la mera prescrizione normativa appare un metodo obsoleto e certamente poco efficace. Egli predilige percorrere la via evangelica del discernimento, in uno stile di continuo ascolto dell’unico corpo ecclesiale, tanto nella sua porzione presbiterale che in quella laicale.

Il presente lavoro, che per motivi convenzionali verrà edito suddiviso in più parti, tenterà di presentare la prospettiva catechistica emersa durante gli anni dell’episcopato del Vescovo Depalma nella diocesi campana, con particolare riferimento ai due grandi eventi che si sono registrati durante il suo episcopato nolano: la Visita Pastorale del 2006 ed il successivo Sinodo diocesano.

La Visita Pastorale 2006-2011

Un forte impulso rinnovativo in ambito catechistico si ebbe con l’indizione, nel 2006, della Visita Pastorale alle parrocchie della diocesi.
Da un punto di vista squisitamente catechetico, questa intuizione si rivelò un tentativo per conoscere più da vicino il territorio affidato alle sue cure pastorali, ma anche un’opportunità per comprende quali modalità intraprendere per annunciare, con rinnovati registri comunicativi attuali, Cristo ed il Vangelo nella Chiesa locale nolana: «Paolo disse a Barnaba: ritorniamo a far visita ai fratelli in tutte le città nelle quali abbiamo annunciato la Parola del Signore, per vedere come stanno» (At 15, 36). Ecco l’ispirazione remota e attuale della Visita Pastorale.
A sette anni dal suo ingresso in diocesi, il Vescovo Depalma sceglie di incontrare personalmente uomini e donne di buona volontà presenti nelle varie realtà parrocchiali e in tutte le comunità appartenenti alla diocesi da lui guidata. La Visita Pastorale andò ad inserirsi nel cammino pastorale compiuto dalla Chiesa di Nola fin dal 2000, anno del grande Giubileo di Papa Giovanni Paolo II.

La sua genesi, in qualche modo, era facilmente intuibile già dalle Lettere Pastorali scritte negli anni precedenti che hanno tradotto, su scala locale e in risposta alle esigenze del territorio, gli Orientamenti pastorali della Chiesa Italiana. Rileggerne i titoli[6] significa ripercorrerne le tappe che hanno segnato il cammino: «In principio, la Parola» del 2000; «La Parrocchia, casa della Trinità in mezzo alla gente» del 2001; «Una Parrocchia che comunica Gesù Cristo facendosi “prossima” a tutti» del 2002; «Ciò che noi abbiamo contemplato, noi lo annunciamo» del 2003; «Molti abitanti di questa città appartengono già al mio popolo» del 2004; infine, «Educare alla fede: la missione della Parrocchia» del 2005.

La Visita Pastorale è stato, dunque, il naturale esito di un percorso di preparazione che, con grande coerenza, era stato tracciato ed intrapreso dall’intera comunità ecclesiale diocesana. Imprescindibili alcuni punti che sarebbero diventate “le fondamenta” della nuova configurazione pastorale delle comunità: il ritorno alla Parola; la spiritualità di comunione in prospettiva missionaria; la formazione per i presbiteri e per i laici, chiamati a passare da collaboratori a corresponsabili; la centralità degli organismi di partecipazione; la scelta di alcuni “strumenti” irrinunciabili per l’educazione alla fede, come la lectio divina, la direzione spirituale, la centralità della domenica, giorno del Signore, l’apertura alla pastorale integrata, ecc.

Sono stati due i documenti di preparazione immediata alla Visita Pastorale: la Lettera Pastorale Nel nome dei Signore, Crocifisso-Risorto, speranza del mondo, vengo a visitare le vostre case[7] del 06 gennaio 2006 e Dalle Assemblee al rinnovamento della pastorale ordinaria[8] del 15 novembre 2006.
In entrambi i documenti si evincono due tratti di grande significatività: la Visita Pastorale è nel segno della comunione e della missione e avviene nello stile evangelico della prossimità e della vicinanza. È privilegiata, sopra tutte le altre, la dimensione pastorale e missionaria: la Chiesa di Nola è in lieta e fervente attesa, perché rivive, nel segno sacramentale dell’accoglienza del suo Vescovo, il tempo messianico della visita del suo Signore, che viene ad annunciare, qui ed oggi, la speranza del Vangelo della resurrezione. Al centro della Visita è la persona nel concreto dei suoi vissuti esperienziali: ad essa il Vescovo si fa incontro con il volto del Buon Pastore, per conoscere, incoraggiare e confermare nella fede. Sono proprio questi tre verbi, opportunamente marcati nella lettera d’indizione, a dare la giusta prospettiva da cui il Vescovo procede per visitare il gregge a lui affidato: conoscere, incoraggiare, confermare. Conoscere le realtà nella loro quotidianità, per condividere i pesi di un cammino non sempre agevole, ma anche per mettere in luce la diffusa ricchezza presente fra gli uomini e le donne del territorio nolano. Incoraggiare verso il Bene, cioè verso Gesù Cristo presente nella nostra storia e compagno delle nostre fatiche, e verso il bene comune, per individuare tutti quei semi di speranza presenti e rendere esplicita l’opzione per i poveri, lo spirito del servizio e la scelta definitiva di una comunità che desidera condividere e mettere insieme ogni sforzo per ideare e costruire un futuro migliore. Infine, confermare nella fede, per leggere con gli occhi del credente la realtà che ci circonda, riconoscervi l’azione dello Spirito e avvertire che, nonostante le lentezze umane, Dio continua instancabilmente a sorreggere e guidare la storia dell’umanità.

A qualche anno dalla sua chiusura (30 novembre 2011),  ancora oggi si possono evincere, nella diocesi nolana, i tentativi che vengono realizzati per provare a concretizzare lo stile tracciato durante la Visita: l’incoraggiamento ad irrobustire sempre più la comunione tra i sacerdoti; lo sforzo di valorizzare maggiormente i carismi dei laici, richiamati con forza al senso della loro dignità e dell’imprescindibile responsabilità nella vita della Chiesa; il desiderio di scoprirsi continuamente come Chiesa educante che genera alla fede, che sollecita gli altri a sentirsi protagonisti di una vita piena, ricca di senso, improntata al Vangelo.

La strada tracciata è quella di una Chiesa tra la gente: una Chiesa vicina, che non si stanca di annunciare l’amore di Dio per l’uomo, capace di scorgere e mostrare come questo amore sia già presente e operante nella vita di ogni uomo. Durante l’omelia tenuta il 30 novembre 2011, nella Cattedrale gremita di fedeli accorsi in occasione della chiusura della Visita Pastorale, Depalma ha invitato tutti a porsi in continuità delle encomiabili indicazioni pastorali dei suoi predecessori (S. Ecc.za Grimaldi: l’attenzione alla storia e alla coscienza sociale; S. Ecc.za Costanzo: il primato della Parola; S. Ecc.za Tramma: la scelta degli adulti), senza, tuttavia, distrarsi dal presente che richiede un’azione pastorale e catechistica della comunità cristiana rinnovata e maggiormente efficace per i nuovi tempi.

In particolare, le linee programmatiche emerse dalla Visita Pastorale prevedevano:

  1. Un progetto per imparare ad educare, partendo dai volti e adeguati ai volti concreti della storia, evitando formulazioni generiche e raccogliendo tutti quei volti che rappresentano le risorse umane della comunità, valorizzando i talenti di tutti e mettendoli al servizio dello stesso fine: l’annuncio del Vangelo.
  2. Incontrare l’altro, fermandosi a guardare i volti, prendendo a cuore il problema specifico dell’altro. Questa è la premessa per ogni progetto: bisogna incontrare davvero l’altro, in strada, nei luoghi di studio e di lavoro. Bisogna incrociare il proprio percorso con il percorso dell’altro.
  3. Rinnovare lo sguardo per rigenerare l’altro, abbandonando ogni pregiudizio, puntando dritto al cuore dell’uomo perché sappia andare in mare aperto con le proprie forze. L’altro va incontrato senza pretendere di piegarlo ai nostri desideri, di minarne la libertà: dobbiamo avere uno sguardo liberante e non opprimente.
  4. Comunicare la propria fede, allenandosi a raccontare la propria storia in un dialogo fecondo con Dio, usando parole umane ed evitando di cadere nel fatalismo o nel provvidenzialismo. Incoraggiare un’evangelizzazione diffusa e ordinaria riprendendo con consapevolezza il tema del comunicare il Vangelo oggi.
  5. Servire, curando la propria vita spirituale che consenta empatia con l’altro, mettendo la legge dell’amore innanzi a qualsiasi altra legge.
  6. Fare cultura per il bene comune attraverso l’impegno educativo, rendendo “popolari” i codici del diritto e del dovere, della giustizia e della legalità, innamorandosi dello studio e della formazione, dell’informazione e della capacità critica.
  7. Formare gli educatori, lavorando sulle competenze spirituali, umane e relazionali, avvalendosi a piene mani di quelle realtà associative ed ecclesiali che hanno donato figure di santità alla Chiesa e al Paese.
  8. Educare come Chiesa, cioè insieme, valorizzando gli organismi collegiali, attuando la corresponsabilità, stando insieme senza mortificare l’originalità di alcuno.

Forte ed insistente, inoltre, l’accento sui “due binari” dell’ambito catechetico che è necessario intraprendere immediatamente: il primo annuncio e la revisione dei percorsi di Iniziazione Cristiana: «è necessario il cambio di una rotta, difficile, ma da tentare, dai bambini agli adulti. La nostra pastorale è centrata essenzialmente sui bambini: dobbiamo andare dai bambini agli adulti, dalla preoccupazione di formare ai sacramenti, all’impegno di formare la coscienza cristiana; dalla preoccupazione di un culto vuoto a quello di un culto che educa, genera e trasforma; la liturgia come la grande scuola educativa, in cui la celebrazione, intelligente e bella, cambia l’esistenza. In questo cambio di rotta pastorale non possiamo dimenticare due preoccupazione: al primo annuncio e all’iniziazione cristiana. Primo annuncio non in termini cronologici, ma come fondamento, così da gridare che Gesù Cristo è il Signore, primo annuncio fondamentale senza il quale non è possibile vivere. Annuncio da dare a chi si accosta al Battesimo, all’Eucaristia, al Matrimonio, a qualsiasi Sacramento o a qualsiasi momento della vita ecclesiale. Dobbiamo educarci a farlo secondo le modalità che la gente riesce a percepire: i linguaggi nuovi».[9]


[1] Cfr. B. Depalma, Lettera pastorale Con speranza e coraggio lungo la strada che per noi è Gesù Cristo, Marigliano, Istituto Anselmi 1999.
[2] Ivi, 18.
[3] Ibidem.
[4] Ibidem.
[5] Ivi, 31-32.
[6] Cfr. B. Depalma, In principio, la Parola, Nola (NA), Giannini Presservice 2000.; Id., La Parrocchia, casa della Trinità in mezzo alla gente, Nola (NA), Giannini Presservice 2001; Id., Una parrocchia che comunica Gesù Cristo facendosi “prossima” a tutti, Nola (NA), Giannini Presservice 2002; Id., Ciò che abbiamo contemplato, noi lo annunciamo, Nola (NA), Giannini Presservice 2003; Id., Molti abitanti di questa città appartengono già al mio popolo, Nola (NA), Giannini Presservice 2004; Id., Educare alla fede. La missione della parrocchia, Nola (NA), Giannini Presservice 2005.
[7] Cfr. B. Depalma, Nel nome di Gesù Cristo, Crocifisso-Risorto. Lettera Pastorale, Nola (NA), Giannini Presservice, 2006.
[8] Id., Dalle Assemblee al rinnovamento della pastorale ordinaria, Nola (NA), Giannini Presservice, 2006.
[9] B. Depalma, Guardare col cuore, guardare nel cuore: lo stile educativo. Lettera conclusiva della Visita Pastorale, Nola (NA), Giannini Presservice 2011, 7.è m 

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