Il rilancio della catechesi nel documento finale del X Sinodo della diocesi di Nola

 L’11 ottobre 2012, in una data coincidente con l’inizio dell’Anno della fede voluto da papa Benedetto XVI, in una cattedrale gremita, il vescovo Depalma apre ufficialmente il X sinodo della Chiesa di Nola.

Il sinodo è un tempo nel quale la Chiesa di Nola si ferma e riflette su sé stessa, non “per parlarsi addosso”, ma per immaginare insieme una nuova modalità di evangelizzazione, per comprendere come sia possibile annunciare il vangelo agli uomini e le donne del territorio ed essere in esso lievito e seme di virtuosa trasformazione. Si intuisce facilmente che il Vescovo nolano desidererebbe che il sinodo fosse inteso volano per una nuova umanità, capace di avviare un nuovo percorso storico nel contesto ove è inserita.
Il principio della sinodalità ha rappresentato sempre una necessità nella Chiesa, poiché essa è, nella sua essenza, evento di comunione. Sappiamo dalla Scrittura come fin dagli inizi la comunità cristiana nascente ha sentito l’esigenza di vivere in modalità sinodale. Ne è un plastico esempio il primo sinodo di Gerusalemme (Atti 15, 6-21) che risolse una questione ritenuta fondamentale per il futuro del vangelo; emersero in quella sede il bisogno di unirsi, il desiderio del dialogo, dell’ascolto reciproco e del decidere insieme. Questi elementi, di lì in poi, caratterizzeranno e daranno volto allo stile proprio della Chiesa.
Fin dalle prime battute del documento finale del X Sinodo diocesano, viene chiarito che la sinodalità non è semplicemente riconducibile a strategia o ad efficienza di organizzazione. La dimensione sinodale della comunità cristiana è la traduzione più efficace della consapevolezza teologica e della vita teologale dei cristiani: l’essere ammessi, grazie alla Pasqua, alla comunione con Cristo per l’azione dello Spirito Santo donato a tutti a Pentecoste.
Da questa consapevolezza di fede, che risulta essere il filo rosso dell’episcopato di Mons. Depalma, nasce la proposta del sinodo. Nella mente del Vescovo e nei suoi orientamenti scritti ed elaborati negli anni precedenti, il sinodo vuole rilanciare, dopo cinquant’anni, l’esigenza e la passione che hanno animato il Concilio Vaticano II: ripensare la Chiesa e la sua fede nel tempo attuale. Il discernimento, cui il Vescovo invita come a momento qualificante l’esperienza sinodale, fa sorgere alcune domande fondamentali: in una società così differenziata e secolare, qual è il proprium della Chiesa ? Quali novità hanno da annunciare i battezzati oggi? In un tempo in cui non è più “normale” credere, quale stile, quale forma devono assumere le parole, i gesti e le proposte della comunità cristiana? Per la Chiesa questa è una sfida da raccogliere e da affrontare nel segno della corresponsabilità, di uno stile comunitario, sinodale; un tempo di riflessione e di preparazione, di ascolto e di dialogo delle comunità nelle loro varie ed articolate componenti. Solo questa modalità renderà possibile un’esperienza corale di Chiesa.
Il modus operandi per porsi in ascolto delle 115 comunità parrocchiali fu presto realizzato. Dal momento dell’indizione e dell’apertura ufficiale, l’11 ottobre 2012, fino a giugno 2015, infatti, ciascuna comunità parrocchiale della diocesi di Nola è stata invitata a formare il cosiddetto gruppo sinodale, (numericamente limitato secondo precisi criteri che non sto a puntualizzare) un gruppo di persone costituito da membri del Consiglio Pastorale Parrocchiale e altri uomini e donne di buona volontà, esperti in umanità, allo scopo di dialogare e confrontarsi partendo da spunti e provocazioni lanciate da ciascuna delle cinque costituzioni del Concilio Vaticano II.
È stato poi consegnato alle varie parrocchie un faldone contenente i Lineamenta del sinodo,avente, per ciascuna costituzione conciliare, la sintesi del documento, un opuscolo per il confronto da imbastire nel gruppo sinodale e, infine, una scheda narrativa su cui scrivere il risultato del dialogo/confronto avvenuto nel gruppo ed eventuali domande o chiarimenti da proporre.
Dai primi mesi del nuovo anno 2013 fino ai primi mesi estivi del 2015, dunque per un tempo molto prolungato, ogni comunità parrocchiale ha avuto modo di confrontarsi sulle maggiori questioni ecclesiali emerse già durante il Concilio Vaticano II magnificamente sintetizzate, poi, nelle Costituzioni. Le schede di riflessione e di lavoro sono state: Per una Chiesa che ascolta [1] (Dei Verbum), Per una Chiesa che rende lode[2] (Sacrosanctum Concilium), Per una Chiesa capace di comunione[3] (Lumen Gentium) e Per una Chiesa che serve[4] (Gaudium et spes).
L’incontro realizzato in ciascuna comunità parrocchiale è stato vivacizzato dall’Instrumentum laboris che già prevedeva, al suo interno, alcune tracce intorno alle quali imbastire il confronto ed il dialogo. Entro alcune date predeterminate, infine, ogni comunità era invitata a consegnare il lavoro svolto e, in appendice, ad appuntare eventuali domande o proposte rivolte alla segreteria sinodale.
Nell’arco temporale ottobre 2015 – maggio 2016, il X sinodo diocesano di Nola è entrato nella fase finale. L’elenco dei partecipanti scelti per partecipare alle sei sessioni sinodali finali sono stati i seguenti:

 

  • Il Vescovo, Mons. Beniamino Depalma, Presidente;
  • n. 126 sacerdoti incardinati nella diocesi di Nola;
  • n. 443 laici delegati dalle parrocchie;
  • n. 16 membri appartenenti agli Uffici di Curia;
  • n. 6 rappresentanti di Istituti Religiosi;
  • n. 9 membri della Presidenza diocesana di Azione Cattolica;
  • n. 11 rappresentanti dei movimenti ecclesiali;
  • n. 36 invitati dal Vescovo;

Toccanti alcuni passaggi dell’omelia del Vescovo Depalma durante la celebrazione eucaristica di apertura la sera dell’11 ottobre 2015. Pur non nascondendo le difficoltà affrontate durante gli anni che hanno caratterizzato la fase preparatoria, avendo davanti “l’icona” dell’esperienza di Papa Giovanni XXIII[5] (di cui proprio quel giorno la liturgia celebrava la memoria) che veniva mosso dal desiderio di intraprendere un Concilio per la Chiesa universale, egli si è dichiarato pronto ad incamminarsi verso un percorso sinodale senza sapere dove lo Spirito Santo avrebbe sospinto la Chiesa di Nola. «Ci vuole coraggio…»[6] ha scandito più volte, come lo ha avuto il Papa “buono”, come lo ha avuto Gesù nell’orto del Getsemani, come lo hanno avuto tanti santi e sante nella storia della Chiesa che, mossi dallo Spirito, hanno orientato il popolo di Dio verso il vero bene.
Giunti al termine della fase preparatoria del sinodo, ecco riaffiorare la domanda di sempre, che ora avrebbe atteso risposte concrete: «che cosa manca, allora, a noi, Chiesa di Nola?».[7] La risposta risuonata è stata: «vogliamo impegnarci per la stessa missione: la dignità dell’uomo, del nostro stupendo territorio. In questo cammino che oggi iniziamo, io ci credo. Non per un ottimismo di maniera, nemmeno per ingenuità. Ci credo perché credo in voi, uomini e donne che come me amate la Chiesa di Nola, questa terra, il popolo che il Signore ci ha affidato come dono e come sfida. Credeteci anche voi con me, non abbiate paura».[8]
Appena cinque giorni dopo, nei giorni 16 e 17 ottobre 2015, l’intera assise sinodale si è riunita nella prima sessione attorno alla questione di fondo: Questo nostro tempo. Ogni sessione è stata così pensata e strutturata dalla segreteria sinodale nel seguente modo. Al pomeriggio del primo giorno (un venerdì), tutti i membri erano convocati per porsi in ascolto degli interventi dei membri aventi diritto, previamente segnalati alla segreteria, interventi evidentemente centrati sul tema di fondo di ogni sessione. Terminati tutti gli interventi, chiunque avrebbe avuto diritto a replicare (in un tempo massimo di tre minuti), per aggiungere qualcosa che potesse aiutare il confronto o per commentare qualche intervento ascoltato in precedenza. L’insieme degli interventi ha rappresentato il corpus da cui la stessa segreteria, dopo attento e significativo studio, ha tratto le propositiones che al pomeriggio del sabato si sarebbero stilate.
Dopo cinque sessioni, il 13 ed il 14 maggio 2016 l’assemblea sinodale ha vissuto l’ultima sessione e la votazione finale. Si era alla vigilia di Pentecoste (celebrata con un intenso momento di preghiera nella piazza antistante la cattedrale di Nola, dove, ad attendere i sinodali, vi erano tutte le comunità parrocchiali diocesane accorse per il grande evento) e (provvidenziale coincidenza) alla vigilia del settantacinquesimo compleanno del Vescovo Depalma.

Conclusione
Il cammino sinodale, con cui di fatto si è concluso il mandato episcopale di Depalma nella diocesi di Nola, è stato un cammino entusiasmante e faticoso allo stesso tempo. Entusiasmante, perché condotto dalla passione di tanti che, con animo sincero e larga disponibilità, hanno accettato la sfida di fermarsi per ripensare la vita della Chiesa diocesana in questo tempo. Faticoso, perché ha richiesto a tutti lo sforzo richiesto dal discernimento, il sacrificio del proprio tempo, l’impegno non facile dell’ascolto reciproco.
Da un’angolatura prettamente pastorale e catechistica il sinodo è stato un tentativo di mettersi nuovamente dinanzi all’interrogativo di Gesù: come mai questo tempo non sapete valutarlo? (Lc 12, 56), per provare a rispondere all’invito di guardare il mondo con sguardo attento e amorevole, vicini agli uomini di questo tempo, alle loro fatiche e alle loro gioie, alle loro speranze e alle loro angosce.
La sollecitazione per la Chiesa di Nola è stata quella di tentare scelte e di immaginare orientamenti utili ad annunciare in maniera sempre più autentica il Vangelo e servire, in modo credibile e radicale, la vita degli uomini e delle donne di oggi. Pur non potendo prevedere prospettive a lungo termina, è restato chiaro il criterio di fondo: la pastorale ecclesiale non necessita di un riassetto organizzativo, ma di una purificazione da tutto ciò che in essa soffoca la bellezza del Vangelo o ostacola la forza della fede. Solo imboccando questo sentiero sarà possibile riannodare i fili del dialogo tra Vangelo e storia, tra fede e cultura, tra Cristo e l’uomo.

Una domanda aperta
Sono trascorsi poco più di cinque anni dalla chiusura del X Sinodo della diocesi di Nola e, sfuggendo la tentazione sempre insidiosa di voler fare bilanci, ci può tuttavia domandare cosa resta di quell’evento e quali risvolti ha avuto sulla vita della comunità ecclesiale diocesana.
Due premesse. La prima: quando si sta per dare avvio ad un evento di importanti proporzioni, come può essere un Sinodo diocesano o, ancor di più, un Concilio, si deve avere ferma consapevolezza che l’attesa di vederne fiorire i risultati può richiedere tempi piuttosto lunghi. La venuta di Gesù nella storia dell’umanità e l’annuncio del suo Vangelo sono stati accadimenti rivoluzionari di straordinaria portata che tuttavia, dopo più di due millenni, ancora faticano ad entrare, come seme di rinnovamento, nel cuore di tutti gli uomini. Immaginare, quindi, di poter rallegrarsi in breve tempo degli esiti scaturiti dai lavori sinodali è pressoché un’illusione. La seconda: se è vero, come si è scritto, che i grandi eventi ecclesiali hanno bisogno di tempo per trovare le giuste modalità di “incarnazione” nella vita concreta della comunità cristiana, bisogna, tuttavia, riconoscere che, perché possa verificarsi quanto meno l’avvio del processo di realizzazione dell’evento, è necessario evitare il rischio che, di quel momento di grazia, resti soltanto un documento scritto che ne attesti, davanti alla storia, soltanto l’attuazione. Nelle intenzioni del Vescovo Depalma, peraltro apertamente dichiarate, non v’era alcun proposito di stilare, al termine del sinodo, un “regolamento normativo” che potesse, in qualche modo, ingessare i risultati che la fioritura della riflessione avrebbe generato. Non si sceglie di promulgare nuove norme quando, ad esse, si preferisce incoraggiare uno stile sinodale, comunionale, che chiedesse all’intero popolo di Dio – consacrati e laici – di porsi in uno stato permanente di discernimento per ideare nuove strade di annuncio valide qui ed ora.
Da questo punto di vista, rispetto al cammino sinodale intrapreso dalla comunità ecclesiale in quest’ultimi mesi per volere di Papa Francesco, la Chiesa di Nola potrebbe avvalersi di un vantaggio significativo: essa sa di giungere a questo momento già preparata, avendo potuto vivere le stesse dinamiche che hanno strutturato il tempo del sinodo di qualche anno fa. Parole come discernimento, ascolto, dialogo, confronto non suonano nuove per coloro che sono stati protagonisti del X sinodo, ma possono diventare una terminologia che incoraggia, forse, a tornare a quei giorni di grazia per tentare, con audacia e coraggio, a ripercorrerne il cammino tracciato.
“Abbiamo imparato ad amare di più” è stata l’espressione più volte ripetuta da Depalma durante l’omelia tenuta a chiusura del Sinodo. “Abbiamo imparato”, due parole che oggi potrebbero essere rilanciate come punto di domanda: “abbiamo imparato?”. Un quesito che resta aperto, proprio come l’interrogativo posto a titolo dell’evento “come mai questo tempo non sapete valutarlo? (Lc 12,56); due domande che, forse, necessitano ancora di tempo per poter trovare una risposta. Eppure, già continuare a porsele, sarebbe un risultato importante.


[1] Cfr. Segreteria Sinodale,“Come mai questo tempo non sapete valutarlo?” La Chiesa di Nola ascolta e si interroga. Dei Verbum, Nola (NA), Giannini Presservice 2012.

[2] Cfr. Segreteria Sinodale,“Come mai questo tempo non sapete valutarlo?” La Chiesa di Nola ascolta e si interroga. Sacrosanctum Concilium, Nola (NA), Giannini Presservice 2013.

[3] Cfr. Segreteria Sinodale,“Come mai questo tempo non sapete valutarlo?” La Chiesa di Nola ascolta e si interroga. Lumen Gentium, Nola (NA), Giannini Presservice 2013.

[4] Cfr. Segreteria Sinodale,“Come mai questo tempo non sapete valutarlo?” La Chiesa di Nola ascolta e si interroga. Gaudium et Spes, Nola, Giannini Presservice 2014.

[5] Cfr.B. Depalma, Toccati dallo sguardo del Maestro. Omelia per il Sinodo Diocesano 11 ottobre 2015, Nola (NA), Giannini Presservice 2015, 5.

[6] Cfr. ivi, 8-10.

[7] Ivi,12.

[8] Ivi,13.

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